Dylan Dog the Movie: è tempo di citizen distribution?

Dopo il citizen journalism, pure per l’industria cinematografica è arrivato il tempo della distribuzione dal basso? Il web 2.0 ha già mostrato tutto il suo potere di disruption nei confronti di logore dinamiche, come nel caso dell’esplosione del fenomeno del citizen journalism che ha minato l’ordine costituito, quello dei giornalisti professionisti, fino a quel momento detentori del potere di diffusione delle notizie.

Fa riflettere il caso recente del film statunitense ispirato al personaggio dei fumetti Dylan Dog, l’investigatore dell’incubo creato un quarto di secolo fa dalla penna di Tiziano Sclavi e divenuto in Italia negli anni fenomeno di culto da oltre un milione di copie al mese.

Il logo del film in attesa di uscita, ispirato alle vicende della serie di fumetti cult edita da Sergio Bonelli.

La pellicola “Dylan Dog – Dead of the night”, prodotta da Hyde Park Films per la regia di Kevin Munroe e  messa in produzione nel 2008,  è pronta ma non ancora distribuita. Il film, nella sua forma non ancora definitiva, privo degli effetti speciali in 3D, è stato presentato in anteprima a un piccolo e selezionatissimo drappello di blogger americani in una saletta di Los Angeles. Bypassando la tradizionale filiera cinematografica che vede al primo posto invece i grandi distributori. E poi tutti gli altri.

Risultato dell’operazione? Il film è stato promosso dai blogger, che dai commenti rilasciati (uno per tutti Vanna Land sul suo blog  “It’s just movies”: « Ho trovato il film coinvolgente dall’inizio alla fine, molto divertente, con la giusta dose di suspense e battute brillanti, anche tra i personaggi più improbabili») sembra abbiano apprezzato molto la pellicola come anche la possibilità di vedere in anteprima assoluta un film molto atteso. D’altra parte i produttori hanno manifestato in varie occasioni una particolare attenzione al mondo del web: durante le riprese, infatti, alcuni fan sono stati invitati a visitare il set, sulla pagina facebook dedicata gli appassionati possono leggere approfondimenti e confrontarsi tra loro, mentre sul sito ufficiale del film  il regista Kevin Munroe risponde direttamente alle domande che gli vengono poste.

Brandon Routh – camicia rossa e giacca nera d’ordinanza - è il secondo attore a vestire i panni di Dylan Dog. Nel 1994 toccò a Rupert Everett, interprete d’eccezione dato che proprio a lui ci s'ispirò inizialmente per la caratterizzazione grafica del protagonista.

In compenso, la notizia dello screening ha lasciato interdetta la casa di distribuzione Moviemax Italia, che nelle intenzioni vorrebbe distribuire il film durante il weekend di Halloween 2010. Roberto Proia, Direttore Theatrical e Direttore Marketing della società, afferma «Anche se spero che questa non diventi una prassi delle produzioni cinematografiche, sono entusiasta del successo che pare abbia avuto il film tra i blogger americani». E aggiunge «Stiamo lavorando per convincere la produzione a permetterci di essere il primo Paese al mondo a distribuire il film, probabilmente nell’ambito di un grande Festival Internazionale». Per dovere di cronaca va precisato che il tam tam sollevato ieri sui media italiani è basato su un comunicato stampa diramato da Moviemax in cui si cita l’articolo, a cura di Vanna Land, che comunque risale a parecchi mesi fa.

Quello che resta, al di là della considerazione se la notizia sia calda oppure no, è comunque la novità dell’operazione. Che la decisione sia stata dettata dalla volontà di intraprendere una campagna di passaparola utilizzando i principali influencer del target giovane, destinatario del film; che nelle intenzioni dovesse andare ad aggiungersi ai tradizionali strumenti di lancio sul mercato cinematografico; oppure che sia nato da insoddisfazione nei confronti delle vie della distribuzione tradizionale e con il desiderio di battere percorsi nuovi; quello che conta è una considerazione, banale, sul fatto che oggi non esiste nulla di scontato e tutto può cambiare. E che i cambiamenti si diffondono in modalità virale e esponenziale. E naturalmente la curiosità, del tutto personale, dopo la versione di Michele Soavi con Rupert Everett nei panni del detective (Dellamorte Dellamore, 1994), di vedere quanto è credibile nel ruolo e quanto può farci rabbrividire sullo schermo il giovane Brandon Routh (già visto in “Superman Returns”) . Con l’auspicio di non doversi produrre, nel bel mezzo della sala, nell’esecuzione di uno stizzito «Giuda ballerino!»

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