Due secoli di latta: packaging tra mito e cult

Secondo voi Braccio di Ferro sarebbe stato lo stesso senza i suoi spinaci? La classica scatoletta di conserva compie oggi 200 anni.

La paternità dell’innovazione destinata a rivoluzionare le nostre abitudini alimentari spetta al cuoco francese Nicolas Appert, che inventa la procedura di sigillazione sottovuoto in contenitori di vetro. Saranno però gli inglesi Donkin e Hall a brevettare nel  1810 la nuova tecnologia, sostituendo al vetro un contenitore in metallo, a tutto guadagno di leggerezza e resistenza.  Da allora  l’alimentazione in scatola ne ha fatta di strada: adottata dall’imprenditoria statunitense che la trasforma in produzione industriale di massa, diventa la principale fonte di sostentamento dei pionieri diretti a Ovest nel XIX secolo e poi dei soldati nel corso della Guerra Civile. Oggi le scatolette occupano ancora un posto di tutto rispetto, magari non per esplorazioni e guerre, ma in caso di eventi sfavorevoli di carattere eccezionale sono ancora il contenitore ideale per i carichi di aiuti umanitari spediti nelle zone colpite.

Peso ridotto dell’imballo, massima facilità di trasporto e stoccaggio e perfetta conservazione degli alimenti anche a temperatura ambiente. Questi i vantaggi della conservazione in scatola. La mistica del barattolo di latta però è ancora di là da venire. A dare l’avvio alla trasformazione di un umile prodotto quotidiano in oggetto di culto è Andy Warhol  che negli anni Sessanta nelle sue opere utilizza serialmente, tra gli altri, il barattolo di zuppa di pomodoro Campbell, trasformandolo così  in un’indimenticata icona pop.  

 

Andy Warhol, "Campbell's soup cans", 1962. Nelle opere seriali l'artista riprende come pattern, oltre a volti di personaggi famosi, anche oggetti comuni, come barattoli di crema al pomodoro.

 

Dopo l’arte è la volta dell’advertising, che si impossessa rapidamente della superficie esterna dell’involucro metallico fino a farne il più formidabile strumento di comunicazione mai inventato. Il packaging di prodotto, estremo baluardo della comunicazione di marca presente nel luogo in cui si compie la scelta definitiva dell’atto d’acquisto, si evolve negli anni in forme sempre più complesse e raffinate. E’ così che nascono alcune icone destinate a entrare nell’immaginario collettivo mondiale: dalle lattine delle eterne rivali Pepsi e Coca, la cui evoluzione grafica si rimpalla spesso a vicenda,  alle lattine di birra di ogni tipo e marca rigorosamente coperte da invitanti goccioline di condensa.

In parallelo con l’evoluzione delle etichette si verifica poi anche il processo di affinamento delle tecnologie produttive, che dal punto di vista dei materiali consente di  realizzare i contenitori utilizzando alluminio quasi totalmente riciclato. Insomma, la lattina alimentare costituisce uno di quei rari casi di alchimia a cui concorrono e il marketing strategico e l’etica ambientalista. Inutile dire come questa considerazione ci renda ottimisti circa la longevità di quest’invenzione anche per gli anni a venire. Il tutto con buona pace dei detrattori del cibo sottovuoto. E a conforto  di chi, non ci fosse stata quella provvidenziale lattina sul fondo della dispensa, avrebbe saltato ben più di qualche cena.

Homer Simpson con la sua inseparabile lattina di Duff (Matt Groening, The Simpsons). Tutti i diritti sono riservati.

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