Julianne desnuda: la pubblicità tra sensualità e censura

La star Julianne Moore testimonial della campagna internazionale «Eccentric Charisma» di Bulgari. Tutti i diritti riservati.

Bella è bella. E ha talento da vendere. Al caso non l’aveste riconosciuta, si tratta di Julianne Moore. La rossa attrice americana di “Lontano dal Paradiso” è il testimonial 2010 per la campagna internazionale «Eccentric Charisma» di Bulgari che vedete qui sopra. E vittima suo malgrado di un vero e proprio caso. Di che si tratta? direte voi. Indignazione femminista? Polemica animalista? No. Semplice questione di centimetri di pelle esposta alla luce del sole.

Venezia,  pochi giorni orsono. Il sindaco Giorgio Orsoni fa togliere la gigantografia della diva che campeggiava sulla facciata di Palazzo Ducale, coperto dai teli per i lavori di ristrutturazione in corso. “Inadeguata“, questa la motivazione fornita;  in altre parole, non si intonerebbe con il lustro e il decoro propri della Serenissima. Tanto più che è collocata presso piazza San Marco, in un punto troppo visibile  dai vaporetti che scaricano turisti a migliaia.

La vicenda ha dell’incredibile se pensiamo che si innesta su una consuetudine ormai inveterata: quella  di concedere l’utilizzo degli spazi pubblicitari soprastanti le impalcature a quelle aziende che finanziano il restauro dei monumenti per i quali i finanziamenti degli enti locali sarebbero insufficienti a coprire interamente  le spese. Come nel caso del Ducale, costo totale 2,8 milioni di euro, dei quali Bulgari si è impegnato a sborsare  ben 2,2 milioni.

 Venezia non è comunque nuova a polemiche di questo tipo. Una particolare sensibilità dell’opinione pubblica e della classe politica locale ha fatto incappare nelle medesime difficoltà le colorate maxi-affissioni «Stappa la felicità» della Coca Cola prima, e la campagna  «Cielo dei Sospiri» ideata da Oliviero Toscani, poi. Tanto che per non fomentare l’ira di chi ritiene che Venezia sia profanata dagli slogan delle multinazionali, il Comune ha deciso di dire no a pubblicità di alcolici, tabacco, donne nude e campagne politiche.

Questa la posizione del presidente della Fondazione di Venezia: Prendo in considerazione il fatto che Venezia sia parte del mondo reale, ma non si può accettare questa immagine in stile hollywoodiano. Gli sponsors sono intelligenti, e noi abbiamo bisogno di elaborare strategie di marketing che si adattino a Venezia e non a Times Square.

Sarà. Ma a mio parere in giro si è visto e si vede ben di peggio. In questi scatti, definiti «sensational»  dai più quotati magazine di moda internazionali, la nudità dell’attrice è decisamente casta, grazie ai due leoncini e al prodotto – una borsa della «Leoni Collection» – posizionati con sapienza nei punti strategici. Ad ogni modo alla Bulgari non si danno per vinti. L’ufficio stampa della casata dei gioiellieri ha già fatto sapere che presto le impalcature saranno nuovamente coperte con delle immagini della Moore, meno esplicite ma tratte dalla stessa campagna.

Ma alla fine la domanda è questa: se voi vedeste su un monumento campeggiare una gigantografia come quella qui sotto, quale sarebbe il vostro primo pensiero? Non credo sarebbe molto diverso dal mio. Consoliamoci allora. Come qualcuno disse un tempo: la bellezza salverà il mondo.

Francisco Goya, Maya Desnuda,1800, Museo del Prado, Madrid.

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