Pubblicità: la volgarità fa vendere?

L'ultima campagna della Diesel, la cui comunicazione pubblicitaria è da sempre caratterizzata dalla provocazione.

Se ogni prodotto, dalle telepromozioni alle isole con promoter presenti nella GDO, viene venduto con contorno di belle ragazze un motivo ci sarà. Sarà per indorarci la pillola, sarà per distrarci da altri minus del prodotto, fatto sta che la presenza femminile in pubblicità è un fatto di ordinaria inflazione.

Sull’uso del corpo femminile e di certi particolari punti caldi su cui si sofferma di più l’occhio e dove viene posizionato il packshot si è detto ormai di tutto e di più. Ma sull’uso della nudità femminile e su richiami sessuali espliciti non si finisce mai d’imparare.

Case di moda soprattutto, ma anche produttori di impianti termici, società di trasporto marittimo, nessuna azienda sembra sottrarsi a un gioco pubblicitario al ribasso dove impera la povertà d’idee condita da volgarità gratuita. Che il sesso attiri l’attenzione è risaputo. Ma siamo sicuri che attirare l’attenzione su un messaggio disturbante e volgare tout court sia sempre positivo? E che giovi alla brand reputation essere ricordati in relazione a qualche pubblicità imbarazzante o offensiva?

La recente campagna del fashion brand olandese Suit Supply per il lancio della linea Shameless, che ha suscitato perplessità e proteste.

Di recente l’argomento è tornato di attualità per via della marca d’abbigliamento olandese Suit Supply, che con l’on air della sua campagna adv per lanciare la nuova linea “Shameless“, è stata oggetto di critiche nei liberalissimi Belgio, Olanda e Regno Unito per delle immagini molto disinvolte con modelli ritratti in pose decisamente osè.

Al di là del caso specifico, capita spesso di imbattersi in annunci publicitari o promozionali davvero imbarazzanti. Ecco qui, senza nessuna pretesa di esaustività, una classifica degli orrori in cui di recente il consumatore italiano ha avuto la ventura d’imbattersi sui cartelloni o sulla carta patinata.

In quinta posizione la recente campagna Dirty Diesel, che ha fatto parlare di sè perché le immagini, scattate presso l'autorevole Brooklyn Law School, ritraggono modelli in pose sexy all'insaputa dei responsabili dell'istituto.

 

Numero 4. La modella sdraiata per Sisley lungo una corsia del supermarket mentre avvicina alla bocca un cetriolo non è il massimo dell'eleganza. Nè dell'originalità.

 

New entry che si guadagna subito il terzo posto in graduatoria, la campagna stampa per il nuovo profumo di Marc Jacobs Bang. Celebrity endorser è lo stesso stilista che per la gioia dei fan posa nudo in un tripudio di muscoli e tattoo sott'olio. La maxitaglia di prodotto in posizione strategica copre la sua virilità: ma sarà esplosiva come promette il brandname? Occhio all'overpromising, sempre in agguato.

 

Secondo in classifica. Poppe al vento per TTTlines, pervicacemente attaccato al superficiale gioco di parole nave/seno. Che c'azzecchi un seno nudo con una linea di traghetti resta un mistero degno di uno speciale di Roberto Giacobbo.

Primo posto per Cauldron, produttore di impianti fotovoltaici che mette una donna nuda accovacciata sul prodotto e, tanto per dissipare ogni dubbio, ci accosta il claim "Montami a costo zero". Già ritirata per violazione del codice di autodisciplina pubblicitaria, per gratuità e banalità rimane un paradigma inarrivabile.

Speriamo che, per il futuro, la pubblicità veda una nuova rinascita, caratterizzata dal risveglio delle idee nei cervelli creativi. Perché, nella dura lotta per la conquista di un posto nel cuore del cliente, l’idea forte vince sulla realizzazione furba cento a zero.

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