Come sarà la televisione? connected e social, ecco la super tv

Nel 1925 fu mostrata per la prima volta al pubblico dall’ingegner John Logie Baird presso il Selfridges di Londra. Sì, parliamo della tivù, meno di cento anni di vita e un passato glorioso alle spalle. Oggi il massmedia più amato sta attraversando la rivoluzione più drastica che l’ha coinvolta dalla nascita. E che la trasformerà, a detta degli esperti, in una super tv. Che sia social tv, augmented tv o smart tv, la rivoluzione del tubo catodico passa attraverso i social media.

È interessante notare come la maggior innovazione nella modalità di fruizione del mezzo televisivo abbia le sue radici al di fuori del settore televisivo, e in particolare nell’esplosione dei social network, Facebook e Twitter in primis, che con le loro decine e centinaia di milioni di utenti sparsi attorno al globo costituiscono un bacino di utenza potenziale assai appetibile per broadcaster e canali televisivi. Inoltre, a cambiare oggi non è solo la qualità della trasmissione (come è accaduto nel caso dell’HD), ma il modo con cui le persone interagiscono con il mezzo: non più ascolto passivo, o ascolto distratto, ma interazione attraverso secondi schermi (es. laptop e mobile) e sistemi di tv connessa.

Gli attori James Franco e Anne Hathaway hanno presentato gli Oscar 2011. Arrivato sul palco armato di smartphone, Franco ha twittato in diretta per la gioia dei follower raccontando le proprie impressioni nel corso dell'evento. Il suo comportamento riflette una realtà diffusa: molti telespettatori commentano in tempo reale con le proprie cerchie gli episodi e gli spettacoli che stanno guardando. Prima e dopo la messa in onda di programmi particolarmente popolari si registra spesso un picco di attività dei fan su Twitter e Facebook.

Questa tendenza da tempo in atto è puntualizzata dalla recente ricerca di DeloitteState of the Media Democracy” (pubblicata a febbraio 2011) che mostra come la tivù sia ancora la regina dei media, essendo indicata dagli americani come il media preferito per il tempo libero. Inoltre per quasi tre quarti dei consumatori americani è abituale l’uso del doppio schermo: mentre guardano la tv infatti, il 42% naviga su internet, il 29% parla su dispositivi mobile, il 26% manda messaggi istantanei o messaggi di testo.

La caratteristica multitasking dell’ascolto tv è particolarmente interessante e si può spiegare con la crescente esigenza delle persone di condividere le proprie idee e parlare dei propri programmi preferiti sulle varie community online, dai forum alle chat ai social network. Negli Stati Uniti, infatti, il 61% dei consumatori ha un’utenza attiva su un sito di social networking. Facebook e Twitter sono i principali media sociali su cui le persone commentano i propri programmi televisivi preferiti.

Il social network può diventare un canale di distribuzione alternativo per le pellicole. Nel marzo 2011 Warner Bros ha stretto accordi con Facebook per distribuire i suoi film a noleggio tramite il social network. Primo titolo "Batman The Dark Knight" seguito da altri sei tra i più grossi successi della casa di distribuzione. Per noleggiare il titolo basta andare sulla pagina di Warner e pagare con il sistema dei crediti di Facebook (il costo per 24 ore di accesso è di 30 crediti, pari a 3 dollari). Su Facebook gli spettatori possono modificare il proprio status, commentare e interagire con gli amici durante la visione. L'esperimento ha avuto successo, tanto che la casa di produzione ha deciso di allargare la gamma dei film offerti, mentre Sony sta valutando se seguire il competitor nel business.

«I consumatori non solo guardano la televisione» dichiara Phil Asmundson, vice presidente Deloitte LLP e leader del settore tecnologia, media e telecomunicazioni, «ma anche ne parlano, e sono spesso conversazioni che si svolgono in tempo reale on-line e via instant messaging o sms. Abbracciando Internet come una piattaforma che incoraggia il pubblico a partecipare alle discussioni sui loro programmi preferiti, la televisione sta mantenendo la sua presa sul pubblico americano. La gente vuole essere parte della conversazione in tempo reale e sta abbracciando entrambe le piattaforme in modo complementare».

Miso, la social network app per i fan di film e programmi tv, è in Italia la più diffusa tra le piattaforme di social tv: effettuare il check-in del programma televisivo che si sta guardando, seguire i profili delle fiction più amate e arricchirne le descrizioni caricando nuovi testi e immagini sono le attività più popolari. Miso supporta sia iOS che Android, ma non è obbligatorio avere uno smartphone per utilizzarlo. Altre app simili sono Tunerfish, che permette di condividere video su YouTube, Philo e Getglue, che premia il check-in degli utenti con adesivi dei propri idoli televisivi.

Quel che è assodato è che i social media spazzeranno via la tv come la conosciamo. Un po’ come il social gaming, da Farmville in poi, ha fatto con il gaming tradizionale. La tv tuttavia può beneficiare dei social media. Per quanto riguarda le varie forme di pubblicità, la ricerca di Deloitte conferma l’importanza dello spot televisivo come prima fonte d’influenza nell’orientamento all’acquisto.

In questo quadro la Internet connected tv diventerà presto lo standard per il futuro. La tv connessa rende possibile la social tv, grazie all’integrazione tra il dispositivo televisore e i canali social resi visibili mentre si guarda un canale televisivo. E le compagnie che faciliteranno l’uso dei social network associati ai loro programmi televisivi avranno la preferenza del pubblico e godranno di un forte vantaggio competitivo sui concorrenti.

Secondo gli esperti la social tv costituirà il business multimiliardario del futuro perché, coinvolgendo gli utenti nella creazione dei programmi e del palinsesti aumenterà il numero di spettatori e il loro engagement e permetterà di guadagnare introducendo il metodo pay-to-participate presso l’audience.

Investimenti delle aziende italiane sui grandi mezzi (dati in milioni di euro; tassi nominali di crescita). Alla fine del 2011 il mercato della comunicazione chiuderà con una flessione dello 0,7%. Il dato negativo è determinato da una minore raccolta pubblicitaria in tutti i mass media tradizionali, mentre l'unico mezzo in crescita è il settore digitale (internet più mobile), che con un +18,1% però non riesce a compensarne i volumi. I dati mostrano come Internet sia sempre più propulsore del mercato (in previsione il display advertising crescerà del 20%, il video advertising del 66% e il search advertising del 24%), e come la televisione, con -1,7%, sia l'unico tra i grandi mezzi classici a contenere le perdite. Fonte: Assocomunicazione, 2011.

Dal punto di vista economico, investire in una super tv anche nel nostro paese è una decisione saggia per i broadcaster tradizionali. La tv rimane infatti il massmedia più amato per l’entertainment e, nella generale crisi degli investimenti pubblicitari, quelli che hanno subito le perdite più contenute sono proprio quelli televisivi, che ancora costituiscono la voce principale nel media mix delle imprese.

Ma qual è lo status della social tv in Italia? I primi dibattiti in ambito teorico sono recenti. Di social tv si parlato diffusamente in occasione della Social Media Week di Roma (7-11 febbraio 2011), durante un evento dedicato organizzato da Rai 5 in collaborazione con Rai tv. E l’8 giugno 2011 a Milano nel corso dell’intervento di Pasquale Borriello al Social Business Forum 2011.

Alcuni esempi di social tv in salsa nostrana. La serie "I Cesaroni" di Canale 5, nella foto, vanta 292.025 fan sulla pagina Facebook ufficiale e un Twitter dedicato. Un prodotto simile, la sitcom Rai "Un medico in famiglia", supera gli 89.000 FB like. Numerosi programmi tv italiani hanno una pagina Facebook dove i fan possono confrontarsi tra loro, mostrare apprezzamento per l'ultimo episodio trasmesso e indovinare cosa accadrà la puntata successiva. Meno diffuso Twitter, ma sempre più spesso si fornisce l'hastag ufficiale per i tweeter.

I primi esperimenti sul campo di principi della social tv applicati alle trasmissioni reali riguardano alcune sitcom o serie tv di produzione italiana molto amate dal pubblico, che per le loro caratteristiche ben si prestano ad accogliere innovazione in questo senso. Tra queste ricordiamo le serie de “I Cesaroni” e di “Un medico in famiglia” – corazzate della fiction de noantri giunta una alla quinta l’altra alla settima stagione – e l’inaspettato successo del programma a target giovani e giovanissimi “Social king“, gioco interattivo fatto con le web celebrities e le star di YouTube (ne abbiamo scritto qui). Il format di quest’ultimo ha accolto i principali fattori di successo della social tv americana, permettendo agli spettatori di votare i concorrenti in tempo reale sul minisito dedicato o cliccando like sul profilo di Facebook . Con 37.859 ‘Mi piace’ su Facebook e 618 Twitter follower racimolati a pochi mesi dal lancio, e considerato il target di nicchia, costituisce un’interessante case history nel panorama della programmazione italiana. Per Andrea Materia, autore con Michele Bertocchi del programma, il plus di Social King è che gli spettatori «diventano net-spettatori, e che dovranno votare e interagire su strumenti sociali. Questa è una splendida opportunità con il servizio pubblico che si avvicina finalmente alle nuove realtà emergenti dal web».

Livio Beshir e Metis Di Meo conduttori di Social King, primo game show italiano dedicato a vlogger e celebrities dei social network. Il programma di Rai 2 prevede il coinvolgimento del pubblico sul web, con varie forme di interattività in tempo reale: dal voting a tutte le modalità di partecipazione offerte dalle principali piattaforme social. Pubblico giovanissimo, una buona audience per la fascia, alta popolarità sui canali social sono i numeri che dimostrano come, se ci sono i contenuti, ci sia ancora spazio per innovare format stantii.

Grazie alla social tv prenderà sempre più piede il concetto di prosumer (= producer+consumer), il ruolo del consumatore non più solo come fruitore che può scegliere se utilizzare o no un servizio ma come soggetto attivamente coinvolto nel processo di produzione del servizio/prodotto che andrà a utilizzare.

Questo processo è stato favorito dalla nascita di strumenti per la produzione e la distribuzione di video sempre più economici e alla portata.  Dall’Algeria all’Egitto alla Libia, molti eventi della primavera araba non sarebbero stati possibili senza la presenza delle piattaforme di social networking, da Twitter a YouTube, che hanno consentito di pubblicare video fatti con telefonino o con videcamere amatoriali, che hanno amplificato la protesta e permesso l’aggregazione popolare oltre che la visibilità mondiale. Altro caso eclatante è quello delle London riots di agosto 2011, dove centrale è stato il ruolo di Twitter e del servizio di messaggistica di Blackberry (posseduto dal 37% degli inglesi) nell’organizzare il passaparola sui disordini e le devastazioni.

YouTube, il sito di videosharing nato nel 2005 è oggi il terzo sito più visitato al mondo e il secondo motore di ricerca dopo Google. Registra 3 miliardi di visite al giorno, in crescita del 50% rispetto all'anno precedente. Nel 2010 sono state caricate più di 48 ore di video al minuto, il doppio rispetto al 2009. La maggior parte dei contenuti presenti sulla piattaforma video sono UGC, ma stanno cescendo i contenuti pubblicati dalle aziende sul proprio canale. Altro big business per le aziende è quello dei video pubblicitari presenti sui video YouTube, basati su Google AdSense.

I principali social network di massa come YouTube, Facebook e Twitter influenzeranno l’intera catena del valore della televisione, dalla creazione di contenuti, alla distribuzione, alla progettazione dell’interfaccia utente.

Difficile predire ora quale sarà il futuro della social tv. Quello che è certo è che possiamo tracciare delle previsioni sulla base dei trend consolidati quali:

  • i bisogni di socializzazione e la crescente diffusione dei social network
  • le innovazioni introdotte dalle startup di Internet che influenzano il settore televisivo
  • la possibilità, grazie all’internet connected tv, di aggregare i dati in forme nuove

Inoltre per le imprese sarà cruciale continuare a investire in ricerca e innovazione o almeno monitorare  i punti di disruption e di cambiamento discontinuo, particolarmente quelli esterni al settore, in modo da fiutare le opportunità promettenti per il proprio business. Può essere utile anche stabilire delle collaborazioni cross-settoriali e delle partnership finalizzate all’innovazione con aziende strategiche.

Insomma, detrattori e morettiani si rassegnino: anche se non sarà più quella, la tivù continuerà a dimorare a lungo nelle nostre case e a intrattenerci. La télé est morte. Vive la social télé.

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  1. #1 di notsoChiara il agosto 28, 2011 - 2:29 pm

    WOW bellissimo post! Ho appena scoperto il tuo blog, Federica, e ne sono molto colpita!
    Sto seguendo anche io un percorso di studio relativo al social web, alla social tv e ai mass media….
    Ho appena aperto un blog dove raccolgo le mie testimonianze e se hai voglia di vederlo e dirmi cosa ne pensi mi farebbe molto piacere!
    Sottoscrivo al tuo blog e ti aggiungo su Twitter

    non vedo l’ora di leggere nuovi articoli
    C:

    http://chiaradoesscouting.blogspot.com/

    • #2 di Lipoffaith il agosto 28, 2011 - 2:51 pm

      Ciao Chiara,
      grazie per le belle parole =) In effetti la social tv mi sembra un tema caldo, di cui tornerò sicuramente a parlare nei miei prossimi post.
      Bellissimo il tuo blog, anch’io ti seguirò molto volentieri – qui e su Twitter, of course! ^_^

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