Non-objects & Dirty corner: Anish Kapoor in mostra a Milano

L’estate milanese ha i colori dell’arte contemporanea. Prosegue la doppia  mostraDirty corner” che rende omaggio a uno dei grandi dell’arte contemporanea, Anish Kapoor. Capace di ricreare l’immensità in uno spazio angusto, come di riflettere su piccole superfici paesaggi sconfinati, lo scultore anglo-indiano al centro della sua opera pone la ricerca del metafisico, che vuole superare i concetti di luogo e cultura per attingere all’arte come illuminazione primigenia e universale.

La mostra, prodotta dal Comune di Milano e Madeinart e a cura di Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, si svolge in due sedi espositive: la Rotonda della Besana, che ospita un’antologica dell’artista, e la Fabbrica del Vapore, dove si può visitare un’imponente installazione site-specific creata apposta per l’occasione milanese. Il catalogo della mostra è edito da Skira.

Alla Rotonda della Besana, in particolare, sono visitabili fino al 9 ottobre 2011 sette grandi sculture, realizzate con materiali come cera e acciaio, risalenti agli ultimi dieci anni di produzione di Kapoor. Al centro della scena, sovrastata dalla cupola barocca, si trova la scultura in movimento “My Red Homeland“, del 2003, monumentale installazione composta da un contenitore circolare con 25 tonnellate di cera rossa, dove un braccio metallico spinto da un meccanismo idraulico ruota attorno all’asse centrale, spingendo e schiacciando la cera, in un lento e silenzioso moto perpetuo di creazione e distruzione, metafora della creazione artistica.

Purtroppo, essendosi guastato dopo l’apertura il meccanismo del braccio, “My Red Homeland” è ora esposta pur se non in funzione. La riparazione è prevista per i primi giorni di settembre, e, nel frattempo i visitatori avranno l’ingresso a prezzo ridotto, e insieme la possibilità, conservando il biglietto, di poterla visitare nuovamente una volta ripristinata.

'My Red Homeland' (2003), ospitato negli spazi barocchi della Rotonda della Besana.

Notevoli anche le due opere S-Curve (2006) e C-Curve (2007), sulle cui grandi superfici curve l’acciaio riflette, capovolta o deformata, l’immagine del visitatore. Superfici riflettenti anche per le due sculture Non Object (Door), del 2008, Non-Object (Plane), del 2010, e per i due grandi specchi parabolici “Untitled” (2008 e 2009 ripettivamente) che a chi li guarda rimandano un’immagine frammentata o deformata che si ricompone solo in un preciso punto di osservazione. In questi lavori la percezione è spesso accompagnata da un leggero fastidio uditivo, che causa un senso di straniamento e può portare a una leggera perdita di equilibrio. Nelle intenzioni dell’artista, queste opere sono pensate per compiersi solo nel momento in cui lo spettatore ne fruisce, e, interagendovi e rendendole vive con la propria figura riflessa, ne diventa il soggetto e conferisce loro un significato.

È invece aperto fino all’8 gennaio 2012 lo spazio della Cattedrale della Fabbrica del Vapore, dove è ospitata la monumentale opera site-specific “Dirty Corner”, del 2011. Lo spazio della Cattedrale – 3000 metri quadrati di superficie, con una navata centrale di 900 metri quadrati – nasce dalla ristrutturazione dello scheletro della novecentesca officina meccanica Carminati e Toselli, ripensato come contenitore polifunzionale di spettacoli e eventi. Quale luogo migliore per accogliere la mole del tunnel d’acciaio ideato da Kapoor? L’installazione, con i suoi 57 metri di lunghezza che vengono progressivamente seppelliti da un volume di 160 metri cubi di terra scaricata grazie a un sistema di nastri trasportatori, può essere percorsa all’interno dai visitatori: un percorso dove inghiottiti dall’oscurità, il buio e la perdita dell’orientamento progressivi contribuiscono a un senso di disorientamento e mettono in contatto ciascuno con le proprie paure più irrazionali. Anche qui ritorna il concetto proprio dell’arte di Kapoor, dove l’opera non è cristallizzata espressione di se stessa o dell’artista, bensì materia vivente, profondamente aperta alle emozioni dello spettatore, superficie che fa da ponte tra la dimensione fisica e quella mentale dello spettatore.

L'installazione 'Dirty Corner' (2011) trova la sua quinta ideale nella ristrutturata Cattedrale della Fabbrica del Vapore. Photo: ©Fotogramma Duilio Piaggesi

Se non vi bastasse, sappiate che i fan possono godere un ulteriore incontro ravvicinato con l’opera di Kapoor: presentata nell’ambito degli eventi collaterali della 54esima Biennale dell’Arte di Venezia, fino al 27 novembre nella Basilica di San Giorgio Maggiore si potrà ammirare la mistica installazione “Ascension”, del 2003, sublimazione del dialogo tra pieno e vuoto, esterno e interno, concavo e convesso, tensione ed equilibrio, presenza ed assenza, da sempre cifra stilistica dell’arte di Kapoor.

‘Ascension’ (2003), installazione presso la Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia, che materializza il paradosso della colonna di fumo. Fu esposta per la prima volta a San Gimignano nel 2003 e successivamente in Brasile -a Rio de Janeiro e Brasilia nel 2006 e a San Paolo nel 2007 – e a Pechino in Cina nel 2007.

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