Facebook e i brand: ma quanto mi posti?

FacebookChi di voi gestisce pagine Facebook se ne sarà accorto. Da mesi ormai la reach organica dei post sembra afflitta da lento e inesorabile declino. Quali le ragioni?Dopo le iniziali smentite di Facebook, le mezze ammissioni (il nuovo algoritmo vuole migliorare la significatività dell’esperienza degli utenti del social network e per questo potrebbe accadere che i contenuti della propria pagina non siano più raggiunti dallo stesso numero di persone di un tempo), l’ultima versione è quella discussa in un recente articolo di AdAge: Facebook si aspetta che la distribuzione dei post delle varie pagine subisca un costante decremento, per questo il consiglio che dà ai brand è di optare per la distribuzione sponsorizzata in modo da massimizzare la presenza dei propri post nel newsfeed.

Il suggerimento si può leggere nel documento “Generating business results on Facebook”, e la notizia non farà di certo piacere alle aziende che hanno investito fortemente nella crescita del numero di fan su Facebook come base per raggiungere un’audience significativa.

Nel corso degli anni e degli upgrade dell’EdgeRank la portata dei post è andata via via diminuendo, ma il drammatico crollo iniziato da settembre 2013 è un duro colpo per chi – soprattutto piccole e medie aziende – aveva abbracciato il social network con l’idea di affidarsi a un medium pervasivo, efficace e dal costo sostenibile rispetto ai canali tradizionali.

Secondo Facebook le aziende dovrebbero considerare l’acquisizione di nuovi fan non come mezzo per aumentare la diffusione dei propri contenuti, bensì come strumento per rendere i propri annunci a pagamento più efficienti.

In questo senso il brand può trarre beneficio dai fan guadagnati quando la maggior parte degli annunci sponsorizzati utilizza il social context. L’utilizzo di annunci correlati al social context su una grossa base di fan finirebbe col favorire l’abbassamento dei costi della distribuzione sponsorizzata. Quanto siano soddisfatti i brand di vedere i propri investimenti Fcebook vanificati e ridotti a strumento per incrementare l’efficienza dell’algoritmo dei Facebook Ads,è ancora tutto da vedere.

ad-social-context

Un’altra motivazione addotta da Facebook per giustificare il cambio dell’algoritmo sarebbe il grande affollamento di contenuti sul social network, che vedrebbe in prima fila per quantità di post proprio i brand invece degli utenti.

La lotta per un post al sole sul newsfeed sarebbe quindi all’ultimo sangue e, se da un lato Facebook annuncia che saranno favoriti i post con link ad articoli di news, dall’altro il consiglio è sempre quello: pagare per garantirsi la visibilità perduta.

Se questo può non essere un problema per le grandi aziende, di certo rischia di diventare un punto di rottura per tutti gli altri, tanto da poter portare alla lunga alla fuga da Facebook anche dei brand – oltre che delle giovani generazioni. Voi che ne pensate: vale la pena oggi per un’azienda investire in content curation su Facebook?

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